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Zone vulnerabili ai nitrati: una censura incomprensibile. La denuncia di Confagricoltura Frosinone
14/03/2022

Zone vulnerabili ai nitrati: una censura incomprensibile. La denuncia di Confagricoltura Frosinone

di Vincenzo del Greco Spezza
 
Con deliberazione n.374 del 18 giugno scorso la Giunta regionale ha adottato nella nostra Provincia una nuova classificazione delle zone vulnerabili da nitrati (ZVN) di origine agricola relativamente alla protezione delle acque dall’inquinamento. Tale aggiornamento, inserito nel Bollettino Ufficiale della Regione (BUR) Lazio n.62 del 24.06.2021 si è reso necessario a seguito dei risultati – ancora non resi noti – relativi al monitoraggio condotto da Arpa Lazio, nel quadriennio 2012-2015, sui corsi d’acqua superficiali e profondi, appartenenti al reticolo regionale. Sulla proposta di aggiornamento della designazione di tali zone in alcuni comuni della nostra provincia quali – tanto per citarne alcuni – Anagni, Paliano, Morolo, Supino, Patrica, Ferentino, Alatri, Vico nel Lazio, Ceccano, Veroli, Ripi, Pofi e Castro dei Volsci, era demandata ad esprimersi l’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, che preventivamente interpellata, rispondeva con parere favorevole del 5 maggio 2021 prot. N399302.
Detto in questi termini, sembrerebbe un semplice passaggio burocratico di poco conto, una perimetrazione da satellite senza conseguenze pratiche. E invece nulla è più lontano dalla realtà. L’individuazione di una ZVN porta con sé inevitabili ripercussioni sul tutto il sistema produttivo agricolo, primo fra tutti il taglio radicale dello spandimento dei reflui zootecnici che passa da 340kg/ettaro/anno di azoto a soli 170kg. Senza volerci addentrare in tecnicismi, possiamo affermare senza ombra di dubbio che tale parametro rischia di bloccare l’operatività di molte delle aziende zootecniche che operano in zone che improvvisamente, passando da “non vulnerabili” a “vulnerabili”, si trovano non più in regola con il rapporto tra superfici e capi di bestiame, rapporto indispensabile per il rispetto della cosiddetta “condizionalità”. Non è tutto. La repentina individuazione e perimetrazione delle zone sottoposte a monitoraggio comporta per tali aziende un riassetto organizzativo in un momento di particolare difficoltà, strette come sono fra l’incudine dei rincari di gasolio, imballaggi, concimi e foraggi, e il martello della grande distribuzione che impone prezzi al ribasso. E al danno si aggiunge anche la beffa se si pensa che per effetto del taglio dello spandimento dei reflui zootecnici l’azienda si vedrà tagliare l’assegnazione del carburante e dovrà in alternativa spendere più denaro per l’affitto di ulteriori terreni o decidere di dimezzare drasticamente i capi in stalla. Nonché un dimezzamento, per tutte le aziende agricole, delle concimazioni azotate con conseguente riduzione delle rese. Insomma in un momento cruciale come quello che stiamo attraversando in cui non si fa altro che parlare di ripresa post-pandemia, in un periodo in cui, con la crisi internazionale in essere, non è difficile prevedere difficoltà alle importazioni delle commodities agricole, è opportuno generare significativi aumenti dei costi aziendali diretti e indiretti tali da portare le aziende resilienti del nostro territorio a inevitabili quanto definitive chiusure?
È inutile dire come da un primo sguardo degli allegati al BUR del Lazio le zone in questione siano state soggette ad un monitoraggio quanto meno discutibile se non altro per la approssimazione dell’individuazione e la evidente difficoltà interpretativa nel considerarsi ricadenti o meno nella stessa. Se poi consideriamo che nella predetta ZVN sono ricomprese aree in cui l’agricoltura risulta essere marginale o addirittura assente come le zone parco, i boschi privati e comunali dove non sono mai state effettuate concimazioni di alcun genere, la cosa appare ancora più grottesca. Il tutto nella pressoché totale assenza di un preventivo coinvolgimento delle organizzazioni agricole o degli ordini professionali, che di punto in bianco si sono trovati di fronte all’incredulità delle aziende agricole disorientate circa il da farsi. Segnalazioni che da più parti sono pervenute negli ultimi mesi con sempre più insistenza presso la nostra organizzazione e che ci hanno spinto a denunciare il mal passo della Giunta regionale.
La cosa che più ferisce in tutto questo è l’ennesimo tentativo di far passare l’agricoltore, custode del territorio, del paesaggio e dell’ambiente, come colui che inquina, come colui che a dispetto della sua attività non fa altro che avvelenare l’ambiente e questo oltre che frustrante è assolutamente inaccettabile. Le aziende agricole stanno ancora subendo le inefficienze e i ritardi nella gestione dell'emergenza ambientale del SIN Bacino del Fiume Sacco, non vedendo risposte circa la bonifica delle aree industriali e gli adeguamenti dei depuratori industriali, e sono inoltre rimaste al 2005 le perimetrazioni delle aree agricole che dovevano essere aggiornate sulla base delle analisi e dei monitoraggi svolti finora.
In questo assordante silenzio noi della Confagricoltura Frosinone non vogliamo solo denunciare l’accaduto ma provare a chiedere alle istituzioni una serie di misure in grado perlomeno di stemperare l’impatto violento che la nuova perimetrazione delle ZVN sta avendo. Sarebbe di fatto auspicabile un periodo transitorio in cui, mediante la creazione di una banca dati dei terreni, si possa eseguire una mappatura più puntuale delle zone sottoposte a limitazione per avere un riscontro analitico delle presunte risultanze della Arpa Lazio.
Se da una parte una gestione precauzionale del territorio sembra comunque comprensibile, dall’altra si renderebbe perlomeno necessario un coinvolgimento delle aziende stesse che permetta una rimodulazione di dette zone attraverso un protocollo di campionamento effettuabile anche sui terreni e non solo su corpi idrici superficiali, come d’altronde normato dall’Allegato I lett. B della Direttiva 676/91. Ne scaturirebbe una più efficiente gestione del territorio con la possibilità di aggiornare le ZVN sulla base della contezza del dato analitico.
La Regione potrebbe applicare una deroga qualora le aziende dimostrino – con analisi chimiche a campione effettuate nemmeno a dirlo a cure e spese delle stesse – che il suolo utilizzato rientra in parametri nella norma. In tal caso pur rientrando nella fascia di perimetrazione, si potrebbe derogare e concedere uno spandimento di refluì reflui zootecnici nella norma o comunque al di sopra dei 170Kg/ettaro/anno come già accaduto in altre regioni d’Italia.
Come organizzazione non ci stiamo muovendo solo in tal senso ma, grazie al nostro efficiente servizio tecnico e all’elevata competenza dei nostri professionisti collaboratori, stiamo cercando di guidare nel migliore dei modi le aziende associate nella nuova realtà in cui loro malgrado si troveranno ad operare da ora in poi con consulenze puntuali volte ad una riorganizzazione aziendale che non comporti uno stravolgimento dell’ordine produttivo e che in ultima analisi sia in grado di evitare quello che può essere definito come lo “stallo delle stalle”.